Come combattere l'ANSIA L’ansia è una malattia della sfera psichica dell’individuo, oggetto di cure da parte della Psicologia e della Psicoanalisi. Gli attacchi di ansia possono essere davvero disastrosi per il malato che ne è affetto, tanto da destinarlo ad una situazione di solitudine ed isolamento.
Ma cos’è esattamente l’ansia e come si scatena? Come accennato quando parliamo di ansia ci riferiamo ad uno stato psichico avvertito dal paziente, una sorta di incapacità dell’organismo ad adattarsi ad una situazione o ad uno stimolo, interno o esterno, conscio o inconscio. Solitamente è scatenata da una forte sensazione di stress, che può degenerare nei casi più gravi in senso di impotenza e terrore. La gamma di emozioni negative scatenate da questa particolare malattia (paura, stress, preoccupazione, apprensione) si esprime anche nelle funzioni dell’organismo, che iniziano ad alterarsi in modo anomalo. Ecco allora la tachicardia, il sudore freddo, il fiato corto, nausea, tremore, che non fanno che amplificare la negatività delle emozioni provate. Si tratta quindi di una sorta di iperattività del sistema nervoso, davvero difficile da tenere sotto controllo. Le componenti dell’ansia sono di quattro tipi: cognitiva, emotiva, somatica e comportamentale.
La componente cognitiva riguarda l’avvertimento di una sensazione forte di pericolo da parte del paziente, pericolo imminente che lo costringe a combattere o fuggire. La componente emotiva riguarda invece il senso di terrore e panico che salgono dopo l’avvertimento del pericolo. Nella sfera somatica l’organismo, allarmato dalla mente, inizia a preparare a sua volta sistemi di allarme e di autodifesa, come l’accelerazione dei battiti cardiaci, che avviene ogni volta che si decide di entrare in azione. Per quanto riguarda il comportamento invece, non esiste uno schema preciso. Sappiamo però che il malato può essere soggetto a comportamenti volontari o involontari, tutti di carattere non adattivo, nel senso che non sono comportamenti adatti alla situazioni realmente vissuta, ma esaltati da un sentimento di paura, di terrore, ma anche di rabbia e impotenza. Approfonditi studi portati avanti nel corso degli anni, ci mostrano
l’ansia come un allarme teso ad evitare comportamenti che possono risultare dannosi per l’organismo. Una sorta di meccanismo di autodifesa. Si pensa che i circuiti neurali che interessano questa malattia, coinvolgano l’amigdala e l’ippocampo. Il flusso sanguigno nei pazienti sottoposti a stimoli spiacevoli, aumenta proprio nell’amigdala. Dunque il soggetto stimolato matura una sensazione di ansia che, quando non risulta patologica e inconscia, rappresenta una forma di allarme per preservare l’organismo da un pericolo reale. Oltre all’aspetto prettamente fisiologico, sappiamo che le crisi di ansia possono essere generate da conflitti psicologici dell’individuo. Ecco perché
la cura per questa particolare malattia può essere di due tipi: quella
FARMACOLOGICA, con la somministrazione di farmaci ansiolitici, o quella
PSICOTERAPEUTA, con sedute basate su tecniche cognitive e comportamentali. Spesso una sinergia tra queste due forme di cura porta a guarigioni più rapide.
In conclusione non possiamo che porre l’accento sulla pericolosità di questa strana malattia, a metà strada tra comportamento patologico e funzione organica. Il soggetto affetto da attacchi di ansia, spesso matura una sorta di continuità nello stato d’animo alterato, di cui non riesce a liberarsi. Ne riviene allora l’auto segregazione, la paura di uscire in strada, frequentare altre persone. L’influenza che la malattia può avere nella vita del paziente può essere davvero schiacciante, fino a costringerlo alla solitudine e convincerlo dell’impossibilità di tornare a vivere una vita normale, senza paura se non quella dettata dall’istinto e confermata dalla ragione.
Gli attacchi di panico
Soffrire di attacchi di panico è una cosa davvero spiacevole. Questo perché gli attacchi di panico ti rendono solo.
Come spiegare infatti agli altri il mondo che ti crolla addosso, che ti sorveglia sospettoso e poi ti abbandona così, all’improvviso e senza una spiegazione?
Come spiegare alle persone che ti sono vicine l’angoscia di un pensiero disperato e disperante, che non ti lascia scampo, senza essere preso per un paranoico, un folle, un malato.
L’intensità dei sintomi degli attacchi di panico è reale solo per chi li prova, per chi ne avverte le strazianti ripercussioni sullo spirito e sulla mente.
La medicina moderna, come per esempio la psichiatria e la psicologia, è riuscita a catalogare la gamma completa dei sintomi degli attacchi di panico, sintomi che devono essere tutti presenti perché si possa parlare di questa particolare patologia.
L’aumento della frequenza cardiaca con relativi dolori al petto, cefalea e confusione mentale, affanno, vertigini e stordimento, nausea, nodo alla gola, intorpedimento degli arti, distorsione percettiva, dissociazione, pianto, paura.
Quando si verificano tutti insieme sono indice della presenza della malattia. L’attacco lascia il malato in condizioni di estrema spossatezza.
Solitamente ha una durata che varia dai due agli otto minuti, ma in casi eccezionali e particolarmente gravi, una crisi può arrivare a durare anche ore.
L’attacco si svolge più o meno nel seguente modo: inizialmente è la paura ad afferrare la mente del paziente. In principio sembra una cosa da nulla, ma la paura cresce, come una valanga che avanzando verso la valle raccoglie sempre più neve e detriti, ingigantendo la sua minaccia.
Il corpo rilascia adrenalina, e si prepara ad una reazione fisica importante. Aumenta l’attività cardiaca, la sudorazione e la respirazione, che presto si muta in iperventilazione.
Essa è in grado di abbassare i livelli di anidride carbonica nei polmoni e nel sangue. Da lì, tutti gli altri sintomi hanno la strada spianata, e il malato perde completamente il controllo della situazione.
È chiaro dunque che l’attacco di panico non riguarda solo la sfera mentale, ma tutta una serie di reazioni concatenate del corpo, che prova in qualche modo a reagire alla paura.
Vuoi farti pubblicità su questo sito? Vuoi proporre il tuo sito per uno scambio link? Scrivi a
info@dentistinelweb.it
|

L’ansia è una malattia della sfera psichica dell’individuo, oggetto di cure da parte della Psicologia e della Psicoanalisi. Gli attacchi di ansia possono essere davvero disastrosi per il malato che ne è affetto, tanto da destinarlo ad una situazione di solitudine ed isolamento.
Ma cos’è esattamente l’ansia e come si scatena? Come accennato quando parliamo di ansia ci riferiamo ad uno stato psichico avvertito dal paziente, una sorta di incapacità dell’organismo ad adattarsi ad una situazione o ad uno stimolo, interno o esterno, conscio o inconscio. Solitamente è scatenata da una forte sensazione di stress, che può degenerare nei casi più gravi in senso di impotenza e terrore. La gamma di emozioni negative scatenate da questa particolare malattia (paura, stress, preoccupazione, apprensione) si esprime anche nelle funzioni dell’organismo, che iniziano ad alterarsi in modo anomalo. Ecco allora la tachicardia, il sudore freddo, il fiato corto, nausea, tremore, che non fanno che amplificare la negatività delle emozioni provate. Si tratta quindi di una sorta di iperattività del sistema nervoso, davvero difficile da tenere sotto controllo. Le componenti dell’ansia sono di quattro tipi: cognitiva, emotiva, somatica e comportamentale.
La componente cognitiva riguarda l’avvertimento di una sensazione forte di pericolo da parte del paziente, pericolo imminente che lo costringe a combattere o fuggire. La componente emotiva riguarda invece il senso di terrore e panico che salgono dopo l’avvertimento del pericolo. Nella sfera somatica l’organismo, allarmato dalla mente, inizia a preparare a sua volta sistemi di allarme e di autodifesa, come l’accelerazione dei battiti cardiaci, che avviene ogni volta che si decide di entrare in azione. Per quanto riguarda il comportamento invece, non esiste uno schema preciso. Sappiamo però che il malato può essere soggetto a comportamenti volontari o involontari, tutti di carattere non adattivo, nel senso che non sono comportamenti adatti alla situazioni realmente vissuta, ma esaltati da un sentimento di paura, di terrore, ma anche di rabbia e impotenza. Approfonditi studi portati avanti nel corso degli anni, ci mostrano
l’ansia come un allarme teso ad evitare comportamenti che possono risultare dannosi per l’organismo. Una sorta di meccanismo di autodifesa. Si pensa che i circuiti neurali che interessano questa malattia, coinvolgano l’amigdala e l’ippocampo. Il flusso sanguigno nei pazienti sottoposti a stimoli spiacevoli, aumenta proprio nell’amigdala. Dunque il soggetto stimolato matura una sensazione di ansia che, quando non risulta patologica e inconscia, rappresenta una forma di allarme per preservare l’organismo da un pericolo reale. Oltre all’aspetto prettamente fisiologico, sappiamo che le crisi di ansia possono essere generate da conflitti psicologici dell’individuo. Ecco perché
la cura per questa particolare malattia può essere di due tipi: quella
FARMACOLOGICA, con la somministrazione di farmaci ansiolitici, o quella
PSICOTERAPEUTA, con sedute basate su tecniche cognitive e comportamentali. Spesso una sinergia tra queste due forme di cura porta a guarigioni più rapide.
In conclusione non possiamo che porre l’accento sulla pericolosità di questa strana malattia, a metà strada tra comportamento patologico e funzione organica. Il soggetto affetto da attacchi di ansia, spesso matura una sorta di continuità nello stato d’animo alterato, di cui non riesce a liberarsi. Ne riviene allora l’auto segregazione, la paura di uscire in strada, frequentare altre persone. L’influenza che la malattia può avere nella vita del paziente può essere davvero schiacciante, fino a costringerlo alla solitudine e convincerlo dell’impossibilità di tornare a vivere una vita normale, senza paura se non quella dettata dall’istinto e confermata dalla ragione.
Soffrire di attacchi di panico è una cosa davvero spiacevole. Questo perché gli attacchi di panico ti rendono solo.
Come spiegare infatti agli altri il mondo che ti crolla addosso, che ti sorveglia sospettoso e poi ti abbandona così, all’improvviso e senza una spiegazione?
Come spiegare alle persone che ti sono vicine l’angoscia di un pensiero disperato e disperante, che non ti lascia scampo, senza essere preso per un paranoico, un folle, un malato.
L’intensità dei sintomi degli attacchi di panico è reale solo per chi li prova, per chi ne avverte le strazianti ripercussioni sullo spirito e sulla mente.
La medicina moderna, come per esempio la psichiatria e la psicologia, è riuscita a catalogare la gamma completa dei sintomi degli attacchi di panico, sintomi che devono essere tutti presenti perché si possa parlare di questa particolare patologia.
L’aumento della frequenza cardiaca con relativi dolori al petto, cefalea e confusione mentale, affanno, vertigini e stordimento, nausea, nodo alla gola, intorpedimento degli arti, distorsione percettiva, dissociazione, pianto, paura.
Quando si verificano tutti insieme sono indice della presenza della malattia. L’attacco lascia il malato in condizioni di estrema spossatezza.
Solitamente ha una durata che varia dai due agli otto minuti, ma in casi eccezionali e particolarmente gravi, una crisi può arrivare a durare anche ore.
L’attacco si svolge più o meno nel seguente modo: inizialmente è la paura ad afferrare la mente del paziente. In principio sembra una cosa da nulla, ma la paura cresce, come una valanga che avanzando verso la valle raccoglie sempre più neve e detriti, ingigantendo la sua minaccia.
Il corpo rilascia adrenalina, e si prepara ad una reazione fisica importante. Aumenta l’attività cardiaca, la sudorazione e la respirazione, che presto si muta in iperventilazione.
Essa è in grado di abbassare i livelli di anidride carbonica nei polmoni e nel sangue. Da lì, tutti gli altri sintomi hanno la strada spianata, e il malato perde completamente il controllo della situazione.
È chiaro dunque che l’attacco di panico non riguarda solo la sfera mentale, ma tutta una serie di reazioni concatenate del corpo, che prova in qualche modo a reagire alla paura.