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Mobbing

Mobbing

La pratica del Mobbing è recentemente salita alla ribalta delle cronache italiane, per la frequenza con cui viene svolta negli ultimi anni. Non che prima fossero minori i casi di mobbing riscontrati, ma possiamo dire che solo ultimamente se ne inizia a parlare con interesse.

Ma cos’è esattamente il mobbing e come si presenta?

Quando si parla di mobbing si intendono una serie di azioni violente, sia al livello psicologico che fisico, fatte all’interno dei posti di lavoro solitamente da un gruppo di persone verso un unico individuo.

Queste azioni sono tese al disturbo costante del collega perso di mira, mediante dileggi, angherie, umiliazioni, maldicenze, demensionamento, emarginazione ed altro ancora.

L’ambiguità di queste pratiche sta nel loro livello di applicazione, non sempre compreso nel reato vero e proprio, ma spesso mascherato in modo ulteriormente offensivo e furbesco con comportamento omertosi. Chi denuncia pratiche di questo tipo è spesso tacciato per paranoico, folle, esibizionista.

Ne riviene che non sempre è facile indicare con precisione la presenza di abusi, se non nei casi di estrema evidenza. Il termine è stato coniato dall’etologo Lorenz agli inizi degli anni ’70, per indicare alcuni comportamenti assunti da membri di una specie, al fine di escludere ed isolare altri membri. Il termine “mob” è una traduzione inglese del latino “mobile vulnus”, che indicava una folla agitata e vandalica.

Dove e perchè avviene il mobbing?

Equivale in linea di massima all’italiano plebaglia, dunque con connotazioni evidentemente spregiative. In alcuni slang statunitensi, si usa il termine “mobster” per indicare i membri appartenenti alle cosche malavitose. Nella maggior parte dei casi le pratiche di mobbing si concentrano sui posti di lavoro, ma ci sono anche all’interno delle famiglie, nella società in generale e nelle scuole, dove il fenomeno del “bullismo” ricalca più o meno le stesse azioni lesive.

Le cause di questi comportamenti sul posto di lavoro possono essere molteplici, e spesso legate a motivi di vendetta personale verso un individuo che magari ha denunciato delle irregolarità ai superiori, o verso chi non vuole sottostare a richieste di dubbia eticità, come quelle sessuali. Lo scopo ultimo è però sempre quello di indurre la vittima ad abbandonare il posto di lavoro per sua decisione e volontà.

La pratica si concretizza nel rendere la vita impossibile a questa vittima, mediante azioni quali la dequalificazione delle mansioni, la sottrazione di incarichi importanti, la dotazione di materiale di scarsa qualità, i frequenti rimproveri, l’emarginazione dai fini ultimi dell’azienda, insomma tutte quei comportamenti che tendono a cancellare una persona, a fingere che sia inesistente, insignificante.

Ecco perché la vittima spesso cade in depressione, o comunque sviluppa traumi psicologici anche seri. A livello giuridico il Parlamento Europeo ha iniziato ad occuparsi delle pratiche lesive sul posto di lavoro nel 2001, cercando di dare voce al silenzio che le avvolge aprendo un dialogo tra i vari Stati. In Italia non esiste una legge che si occupa direttamente di questa materia, ma le pratiche lesive in questione rientrano per la maggior parte in altri reati previsti dal codice penale.

L’umiliazione, l’esclusione, l’aggressione, sono tutte azioni davvero imperdonabili, soprattutto sul posto di lavoro, dove si esige un livello di tranquillità per svolgere al meglio le proprie mansioni. Si auspica che in futuro si parli sempre di più dei vari casi riscontrati, al fine di far crollare il muro di silenzio e di omertà voluto dai colpevoli.

By | 2017-05-16T11:06:12+00:00 16 maggio 2017|Categorie: Psicologia, Varie|Tags: , |